PRIMA LEZIONE: DILANIARE IL MONDO DEGLI UGUALI
Consigli non conformi per matricole incazzate
Devi guardarti attorno. Talvolta non è affatto piacevole, ma lo devi fare. Prima di arrivare in questa serie di edifici tutti uguali che la gente chiama “Università di Novoli” qualcuno, probabilmente tua madre o il tuo amico del cuore, ti avrà sicuramente detto che adesso “si fa sul serio”. Niente più stronzate: sono finiti i tempi dei compiti copiati, delle giustificazioni false e delle influenze di metà maggio per evitare le interrogazioni di Filosofia. Adesso sei davanti a gente seria: da qui dentro esce la futura classe dirigente. Te l’avranno detto, vero? Ovvio, ci mancherebbe.
E allora guardati attorno: edifici tutti uguali, con aule tutte uguali, con banchi e sedie tutte uguali, corridoi e telecamere (ovviamente amiche) tutte uguali, pareti tutte uguali. Ti guardi attorno e capisci subito che anche gli studenti sono tutti uguali, i corsi sono tutti uguali, le giornate sono tutte uguali, i caffè liofilizzati delle macchinette sono tutti uguali e le idee che escono da questo universo dell’appiattimento sono tutte uguali.
Adesso hai due possibilità: puoi pensare che quello che hai letto finora è la più grande accozzaglia di cazzate mai sentite, oppure puoi pensare che in queste parole ci sia del vero, anche se a dirle sono quei tipi truci che in famiglia ti hanno sempre detto di scansare. Nel primo caso puoi buttare via questo pezzo di carta, sei spacciato e non abbiamo nessuna voglia di perdere tempo con te. Viceversa, puoi proseguire la lettura. In mezzo a questa fiera dell’uguale, dove i tacchi a spillo e la minigonna di qualche bionda ti fanno quasi pensare di essere nel privè del Twiga, puoi starci in mille modi diversi. Puoi essere produttivo e felice, come il mondo degli uguali vuole che tu sia, oppure puoi porti in modo critico, disinteressato, vivo e costruttivo. E’ una scelta.
Se vuoi porti in modo vivo e costruttivo, nobilitanto così quella giovinezza interiore che prescinde dal tuo dato anagrafico, devi diffidare. Diffidare dei contenuti che ti propinano come “la fine della storia” e “l’eldorado della civiltà”; delle quindici qualifiche che stanno davanti al cognome del professore che stai per incontrare, delle persone che ignorano la forza delle idee - di qualunque colore esse siano - e l’estetica delle azioni, delle pregiudiziali che alimentano gli steccati e le barriere, di ciò che dovresti assolutamente sapere. Diffida e boicotta.
E il fatto che tu possa essere fuori dal gregge, con le tue prospettive di rivolta e le tue bizzarrie identitarie, è assolutamente stupendo. Perché per essere vivi, talvolta, non basta vivacchiare e sopravvivere: quello è un ruolo che spetta ai morti viventi, categoria affine al mondo degli uguali di cui sopra.
I morti viventi si adeguano, ritmicamente e col sorriso stampato in faccia, alle più ignobili delle bassezze.
Tu non sei il tuo numero di matricola, non sei la password web che la segreteria ti ha fornito, non sei il pezzo di carta che ambisci a raggiungere e che qualcuno chiama “laurea”, non sei i crediti che vorranno farti valere, i voti che ti daranno, i concorsi e i master che ti metteranno davanti, la tessera per la mensa con cui mangiare la tua porzione di cibo e quella della libreria con cui comprare la tua porzione di sapere. Tu non sei gli esami che ti passeranno davanti, i pomeriggi e le mattine a prendere appunti, i lapis colorati e le gomme a forma di mucca che ti porti nell’astuccio, il cellulare che corri a spippolare alla prima pausa, la macchina con cui sei arrivato qui e che qualcuno sta multando, il parchimetro che non hai pagato, la coda per il pranzo, la coda per il colloquio con l’aiuto del segretario dell’assistente del professore. Tu sei un miracolo dell’unicità, nel bene e nel male. Tu sei l’antitesi di questa omologazione galoppante, perché porti in te quell’irripetibilità spirituale che nessuna moda e nessuno scientismo potranno mai abbattere. Infondo, se vuoi, puoi non essere come loro ti vorrebbero. Puoi, se diffidi e alzi la testa. Perché talvolta, quando il marciume pervade la totalità di ciò che ti circonda, non è necessario parlare di nuove riforme e nuove contestazioni, ma di nuovi uomini, differenziati e consapevoli. Non occorre una nuova riforma universitaria che abolisca o crei nuovi corsi, alzi o abbassi le tasse, spezzi o accorpi gli esami, divida o moltiplichi i crediti. Perché, comunque vada e qualunque siano gli interessi in gioco, si parla pur sempre di un substrato materiale, essoterico, pratico e meccanico. E questo genere di aspetto, se non cambiano le persone che lo mettono in pratica, difetterà sempre di qualche aspetto che qualcuno vorrà cambiare. Ecco perché quelle famose “classi dirigenti” che l’università dovrebbe formare sono determinanti per il tuo futuro. Ecco perché devi diffidare fin da subito dell’uguale, del ripetitivo e del dato per scontato. Perché dietro al dato per scontato si nasconde sempre la volontà di mantenere in essere uno stato di cose, uno status quo, un modus vivendi, uno “way of life” che avrai certamente sperimentato: produci, consuma, crepa. Ed ecco che di fronte alla prospettiva di andare ad ingrossare le fila di quell’esercito di marionette che è la nostra civiltà mercantile, chi ha ancora in sé un germe di ribellione deve coccolarlo e farlo crescere. Come? Anzitutto andando a demolire, con dati e conoscenza, quegli assunti che stanno alla base di tutto l’impianto accademico. Uno studente di economia, ad esempio, dovrà presto comprendere che il benessere di un paese non è assolutamente dato dalla crescita del suo “prodotto interno lordo”. Ne è un indicatore, come ce ne sono altri, ma non può essere il metro di misura di tutte le cose. Si valuta forse la felicità di una persona dalla quantità di soldi che ha in banca o dalla cilindrata della macchina che ha nel garage? Dovrà comprendere, quando parla di moneta, che il signoraggio non è una conquista, ma la legalizzazione dell’usura. Uno studente di Scienza Politica dovrà comprendere che gli equilibri internazionali sono assoggettati agli interessi economico-finanziari e che i tentativi di vendere al mondo le imprese messianiche per “il migliore dei mondi possibili” - solitamente esportate con il fosforo bianco e le bombe intelligenti - sono il prolungamento armato di tutto questo. Uno studente di Medicina dovrà comprendere, ad esempio, che la scienza è uno strumento nella mani dell’uomo e non viceversa. In nome della medicina e della scienza non è dato alterare certi equilibri, dispensare nuove forme di vita come si giocasse a fare la divinità, anteporre il profitto alla sacralità della vita. Sono concetti che il mondo accademico non dà affatto per scontati...
E quindi, in tutto questo diffidare, sarà necessario riscoprire il gusto delle differenze, delle specificità e delle appartenenze. Il mondo degli uguali vuole eliminarle attraverso una cementificazione fisica e intellettuale che inaridisca tutto ciò che ha ancora un colore e tutti quelli che ancora vivono le relazioni sociali guardando al senso comunitario e solidaristico e non solo a quello di una continua lotta alla rincorsa del premio più bello, del posto migliore, della carriera più brillante, della qualifica più alta e della reputazione più invidiabile. Cibo, architettura, sapere, mode, informazione, cultura, costumi, linguaggio, confort, stili: tutto deve assomigliarsi e uniformarsi o, bene che vada, scegliere tra i modelli propinati dal mercato.
Guai ad uscire da quello steccato: la scomunica è dietro l’angolo!
Chi oggi inizia il proprio percorso universitario, per uscire da queste aule con la qualifica di “dottore”, deve scegliere fin da oggi se dedicare la propria vita al mantenimento e alla fortificazione degli steccati eretti dal mondo degli uguali, oppure edificare qualcosa di completamente nuovo. La prima lezione della vostra carriera di laureandi è essenziale: dilaniare il mondo degli uguali.
FAI Sì CHE CIO’ CONTRO CUI TU NULLA PUOI, NULLA POSSA SU DI TE.